(da www.sinistrainrete.info - 31 Ottobrer 2019 )

 

 

 

Un “visconte dimezzato” al servizio dell’Imperatore

di Eros Barone

 

...Viva Arlecchini
burattini
Grossi e piccini:
Viva le maschere
D’ogni paese;
Le Giunte, i Club, i Principi e le Chiese.

Da tutti questi
Con mezzi onesti,
Barcamenandomi
Tra il vecchio e il nuovo,
Buscai da vivere,

Da farmi il covo.
La gente ferma,

Piena di scrupoli,
Non sa coll’anima
Giocar di scherma;

Non ha pietanza
Dalla Finanza
.

Viva Arlecchini
E burattini;
Viva i quattrini!
Viva le maschere
D’ogni paese,
Le imposizioni e l’ultimo del mese...

Il Brindisi di Girella di Giuseppe Giusti
Dedicato al signor di Talleyrand 
1

 

Girella, Arlecchini, burattini, maschere, il signor di Talleyrand, il “visconte dimezzato”, i difensori del comune, l’Imperatore: personaggi reali e inventati (ma pur sempre desunti dalla realtà), che hanno “un’aria di famiglia” e un minimo (o un massimo) comun denominatore che li unisce, anche se gli interessati lo negheranno a gran voce: la doppiezza genetica associata ad un comportamento camaleontico, che è quanto dire altrettante varianti dell’opportunismo e del revisionismo. E nell’evocare questo genere di doppiezza e di comportamento non è alla linearità e alla coerenza formali che ci si intende riferire (ché, anzi, questi tratti esteriori nel caso in questione sono talmente presenti da sconfinare in una sorta di estremismo eurosciovinista), ma a quel meccanismo strutturalmente duplice che, per dirla con Engels, fa dell’ideologia borghese “un processo che è bensì accompagnato dalla coscienza del cosiddetto pensatore, ma da una falsa coscienza”, per cui “le vere forze motrici che lo spingono gli restano ignote” ed “egli s’immagina, quindi, forze motrici false o illusorie”. 2 D’altronde, questo discorso non riguarda né un ex venditore di bibite né un istrione da stabilimento balneare, ma – come si è fatto con il suo contubernale di governo –un docente universitario di storia che ha fatto strada in Europa sotto l’egida del Partito democratico. Non per nulla la basilissa dell’eurocrazia, Christine Lagarde, ha così benedetto e preconizzato la nomina di Roberto Gualtieri (d’ora in avanti RG) a ministro dell’Economia: «La nomina di RG a ministro dell’Economia sarebbe un bene per l’Europa e per l’Italia». Sta di fatto che l’investitura di RG da parte della presidente della Banca Centrale Europea è stata prontamente eseguita, così come richiede (e sempre più richiederà nel prossimo futuro) il ‘modus operandi’ del governo giallo-blu.

Del resto, RG è, assieme a Cohn-Bendit col quale condivide la stessa ispirazione radicaleggiante ed eurosciovinista, l’‘enfant terrible’ dell’Unione Europea, avendo presieduto per definire le norme europee la bellezza di  157 negoziati inter-istituzionali tra commissione, parlamento e consiglio. Come se non bastasse, ha inoltre promosso la modifica dell’articolo 136 del trattato di Lisbonadel 2007 con cui è stato istituito il “Meccanismo europeo di stabilità” (MES), cioè il fondo in virtù del quale l’Italia potrà fruire degli aiuti dell’Unione Europea soltanto se si impegnerà ad attuare in cambio le politiche neoliberiste della privatizzazione. Un’altra ‘performance’ per cui RG ha ben meritato dell’Unione Europea è stata quella che lo ha visto adoperarsi quale membro del gruppo che doveva convincere i governi europei ad accettare il “Fiscal Compact”, cioè quel provvedimento-capestro che aggrava e cronicizza la crisi economico-finanziaria dell’Italia e degli altri paesi dell’eurozona.

In tal modo, anguilleggiando tra Antonio Gramsci e Altiero Spinelli, tra John Maynard Keynes e Friedrich von Hayek, tra il dottor Jekill e il signor Hyde e via via ancheggiando tra Conte e Lagarde, RG con il suo costituzionale ermafroditismo ideologico-politico rispecchia perfettamente il codice genetico trasformista dell’attuale governo giallo-blu. Questa natura biforme, mascherata, per legge di compensazione, da un monodromico eurosciovinismo di stampo illusoriamente progressista, rende RG indifferente al ridicolo e lo priva della capacità di distinguere, facendo sì che non si vergogni di mescolare l’acqua con l’olio, il canto eponimo della Resistenza antifascista e l’antitetica risoluzione del parlamento sulla equiparazione tra nazismo e comunismo, che egli ha accolto senza fare una piega.

Ma tale è il personaggio micromegasico in parola: un sottoprodotto delle false antitesi e della miserabile realtà politica italiana, tanto più spocchioso quanto più questa è politicamente reazionaria e squallidamente eterocefala. In effetti, RG ricorda, per la doppiezza che caratterizza il suo ‘curriculum vitae’, l’apparente dicotomia del protagonista del Visconte dimezzato di Italo Calvino, una storia il cui contenuto può essere, ‘mutatis mutandis’, trasposto al suo caso. Medardo di Terralba, combattendo in Boemia contro i Turchi, viene tagliato a metà da un colpo di cannone; le due parti del corpo, perfettamente conservate, vengono ritrovate in momenti diversi, curate e restituite alla vita sociale; ma la prima metà mostra un’indole crudele e infierisce sui sudditi, mentre l’altra metà, quella buona, si prodiga per porre rimedio ai misfatti dell’altra.

Orbene, nel caso di RG questa trama si presta ad essere trascritta come segue: l’equivalente del taglio fra le due metà, quella cattiva e quella buona, fu il movimento della ‘nuova sinistra’ scaturito dal Sessantotto, un’esperienza di lotta anticapitalistica che RG rasentò pubblicando qualche articolo sul «Quotidiano dei lavoratori», un giornale fondato dall’organizzazione comunista “Avanguardia operaia” che fu in quell’epoca uno dei gruppi politici più rappresentativi di tale sinistra. Fu allora che RG si rese conto che non avrebbe potuto far fruttare le capacità politiche e intellettuali che possedeva restando in quell’ambiente, e decise di passare al Partito comunista berlingueriano prima e ai Democratici di sinistra dalemiani dopo, trasmigrando, come le anime della dottrina pitagorica, da un corpo all’altro (ma nel suo caso, data la costitutiva ed immutabile doppiezza genetica, non si trattò di metempsicosi ma di metensomatosi, quindi di un passaggio della stessa anima attraverso corpi di altri animali, di natura sempre più vile). Al termine della catabasi questo docente universitario di storia contemporanea approdò al Partito democratico prodiano, del cui programma politico fu uno degli estensori, e pose il suo nido nelle istituzioni europee a cui ha reso nel corso dei decenni, con uno zelo degno di miglior causa, quei segnalati servigi che gli hanno valso, acciocché fosse investito della carica di ministro dell’Economia, il plauso e la benedizione della precitata basilissa quando costei, uscendo dai penetrali del FMI, è subentrata a Draghi, di cui RG era l’ombra, nella presidenza della BCE.

Il quesito che sorge allora spontaneo per chi abbia seguito questa sorta di narrazione a mezza strada fra l’allegoria e la storia, è allora questo: quali sono e dove si trovano la metà cattiva e la metà buona di questo personaggio? È forse la metà buona quella che occupa il dicastero dell’Economia a Roma e la metà cattiva quella che ha così ben meritato della UE? O piuttosto il caso è quello contrario: la metà cattiva a Roma, la metà buona a Bruxelles. Sennonché a nessuno che abbia un po’ di senno e di cognizione dei reali rapporti di forza può sfuggire la reciproca convertibilità delle due metà, poiché è evidente come il sole che, a partire dai primi provvedimenti del governo Conte-bis, entrambe le metà sono nefaste per il nostro paese e segnatamente per le sue classi lavoratrici, mentre sono quanto mai vantaggiose per le oligarchie finanziarie, di cui l’Unione Europea è l’espressione politico-istituzionale. Sono infatti tali oligarchie che dirigono la UE, imponendo i ben noti vincoli costrittivi, regressivi e repressivi che, ad esempio, RG, operando sempre per conto di quelle oligarchie, ha contribuito a suo tempo ad imporre alla Grecia aggravando l’impoverimento della popolazione di quel paese e accrescendone il tasso di mortalità.

A ragion veduta, si è sottolineata la spocchia come tratto rilevante della personalità di RG, giacché costui ne ha fornito una prova plateale in un dibattito televisivo cui partecipava anche il segretario del Partito Comunista arrivando al punto di insultarlo per le posizioni di classe che questi esponeva sulla natura e sulla politica della UE. Un comportamento indegno che tradiva la coda di paglia dell’opportunista e che ha peraltro ricevuto dall’interessato una risposta adeguata al livello della provocazione.

In realtà, il filo conduttore dell’azione politica e ideale di RG va ravvisato proprio in quel costante opportunismo che fa scattare come una molla l’incoercibile tendenza al ‘ruere in servitium’ se e quando ad impartire gli ordini è l’Imperatore, sia esso rappresentato dalla UE o dalla NATO. Ed è questa tendenza che spiega la sua avversione per i rivoluzionari e particolarmente per i comunisti.

Un opportunismo talmente riprovevole da richiamare alla mente, per l’affinità allegorica intercorrente fra le due situazioni, non solo la vicenda letteraria del “visconte dimezzato” narrata da Calvino, ma anche l’episodio storico di quei difensori di un comune medievale i quali, nell’assedio che sostennero contro Federico Barbarossa, furono obbligati a difendersi rivolgendo i colpi contro i loro stessi concittadini, coi corpi dei quali l’Imperatore aveva fatto tappezzare le pareti delle sue macchine da guerra. Comportamento, quello dei difensori del comune, che si potrebbe definire eroico, se non si tenesse conto del fatto che tali difensori avevano consegnato loro stessi, seguendo il suggerimento del Medardo-Gualtieri di turno, i propri concittadini all’Imperatore... La conclusione, ancora una volta, è che senza la categoria, ad un tempo critica ed euristica, di revisionismo (= abbandono dei princìpi teorici del socialismo scientifico + cedimento ideologico e politico all’avversario di classe) non è possibile spiegare la posizione attuale dei ‘difensori del comune’ e il percorso, esattamente ricostruibile, che grazie all’opera di mentori non disinteressati li ha condotti a consegnare se stessi all’Imperatore.


Note

1 Traggo l’epigrafe dalla stessa poesia citata nell’articolo dedicato a Giuseppe Conte (si veda in questa stessa sede al seguente indirizzo: https://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/15729-eros-barone-la-faccia-del-trasformismo.html). Le strofe non sono però le stesse, poiché quelle qui citate mi sono sembrate più adatte all’occasione e al personaggio (le sottolineature in neretto sono mie).

2 Cfr. la lettera di Engels a F. Mehring del 14 luglio 1893: http://www.bibliotecamarxista.org/Engels/Lettera%20%20a%20F.htm.